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Suonare bene, suonare tutti

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Per i bambini la musica è divertente, creativa, educativa. 

E a scuola, cori e orchestre valorizzano lo spirito di gruppo e fanno emergere qualità inaspettate

Non sanno ancora parlare, ma sono piccoli musicisti: a sei-sette mesi i bambini sono già in grado di imitare un suono o la melodia di una canzoncina. E basta sentirli battere le mani o un mestolo su una pentola per essere certi che "hanno il ritmo nel sangue". Eppure, questa predisposizione innata si può perdere per strada: se in casa non risuonano mai le note di un disco o di una radio, se a scuola l’ora di musica è solo teoria, se il papà dice al figlio "sei stonato come la mamma", o viceversa, il bambino perderà confidenza con la musica. E sarà un peccato: quest’arte, oltre a essere un piacere della vita, aiuta i piccoli a sviluppare meglio le loro capacità di ascolto e concentrazione. Non solo: la musica potenzia nel bambino le aree cerebrali dedicate all’emotività e migliora la coordinazione motoria. Occhio alle aspettative, però: ascoltare Vivaldi non li farà diventare dei geni o dei direttori d’orchestra. Probabilmente, però, li renderà più creativi e più sicuri di sé. E anche più felici.

L’effetto Mozart

Alcune recenti ricerche sostengono che l’ascolto della musica di Mozart, quando ancora il bambino è nell’utero materno, accrescerebbe il suo sviluppo intellettivo. La cosa è vera a metà: in realtà, le caratteristiche di armonia e non ripetitività del compositore austriaco (notevoli soprattutto nella sonata K448) potrebbero sollecitare un particolare tipo di intelligenza, quella spaziale, perché le zone del cervello che elaborano gli stimoli musicali e spaziali sono contigui e quindi si influenzano a vicenda. Di certo, dal pancione e poi per tutta la prima infanzia, una musica melodiosa crea nei piccoli uno stato emozionale positivo, mentre rumori intensi e fastidiosi si associano a paura e nervosismo. Perciò, se è meglio evitare l’heavy metal, nulla vieta di alternare i Beatles a Mozart... 

 

Si può fare

Ok all’ascolto, ma i maggiori benefici dalla musica si ricavano facendola. Suonare uno strumento è un’attività che sviluppa concentrazione, abilità manuali, memoria, partecipazione e capacità di ascolto. «Detto così, sembra difficile, invece è straordinario osservare come bambini che magari faticano a stare attenti alle lezioni di matematica o di italiano si rivelino al contrario allievi modello quando mettono le mani su uno strumento», mette in luce la professoressa Flavia Maddalena, storica insegnante di musica alla scuola elementare Rinnovata di Milano, da sempre particolarmente attenta alla pratica musicale. Questo perché la musica dà loro soddisfazione, non solo intellettuale, ma soprattutto sensoriale. Il piacere che ne traggono è immediato e li stimola a impegnarsi, sviluppando capacità e affinando competenze. Un ulteriore beneficio viene dalla pratica di suonare in gruppo, con altri compagni: si sviluppa la socialità e si impara a collaborare con gli altri. «Un’orchestra, piccola o grande che sia, è un fantastico gioco di squadra: nessuno suona bene se non suonano bene tutti. E quindi si impara ad aiutarsi a vicenda…», sottolinea il professor Paolo De Lorenzi, insegnante di musica e direttore di una delle 3 orchestre della scuola media Negri di Milano, a indirizzo musicale.

Musica, maestro

Musica sì, ma dove e come? In Italia la musica è una materia che si comincia dalla scuola d’infanzia e prosegue fino alle scuole superiori, ma solo in alcuni istituti sono presenti insegnanti specializzati. Per essere sicuri che i propri figli abbiano un’adeguata preparazione musicale e possano esercitarsi su uno strumento occorre scegliere per loro una scuola a indirizzo musicale. Nelle grandi città ne sono presenti parecchie (a Milano, per esempio, ci sono circa 20 Medie con questa specializzazione), alle quali si accede di solito dopo un piccolo test che valuta le motivazioni e le attitudini dello studente. 

Esistono poi numerose altre possibilità: le bande cittadine, le scuole civiche, i corsi privati, i cori, i conservatori per i più dotati…

Modelli virtuosi

La musica classica non sempre è amata dai giovani e spesso è da loro associata ad austeri concertisti in cui non è facile identificarsi. Di recente, però, si sono affacciati sulla scena talenti dalle eccellenti doti tecniche ma con un atteggiamento decisamente più moderno ed aperto al grande pubblico, anche giovanile. Tra questi Giovanni Allevi, elfo dalla testa ricciuta chiamato ad esibirsi al piano persino in Senato, ma che si è fatto conoscere aprendo i concerti di Jovanotti e Ligabue con melodie classiche, alcune delle quali di sua composizione. I critici musicali in gran parte storcono il naso, ma i più aperti sostengono che Allevi abbia ridato vita al pianoforte e spinto molti ragazzi a studiare lo strumento. All’estero, è
il giovane pianista cinese Lang Lang a fare concorrenza alle rock star con i suoi gesti e la mimica esagerati, esaltato dai fan e anche dalla critica. Ha candidamente raccontato di essersi appassionato al suo strumento a due anni, vedendo un episodio del popolare cartone animato Tom& Gerry, nel quale il gatto suona il pianoforte (la Rapsodia Ungherese n. 2 di Liszt). Quando si dice il buon esempio…


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