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Un brindisi perfetto

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Sembra facile, ma le cadute di stile sono frequenti. Ecco come fare, con tante curiosità sull’origine e sulle varianti di questo rito

L

’origine del brindisi affonda le sue radici nel Medioevo: all’epoca, si usava far tintinnare i bicchieri prima di bere perché, facendo cadere qualche goccia dal proprio bicchiere in quello dei commensali, era possibile accertarsi che la bevanda non fosse stata avvelenata. Da allora, questa usanza che suggella momenti di festa ha mutato usi e costumi fino ad arrivare alle sue attuali, poche ma precise, regole

1 VIETATA L’ACQUA

Mai brindare con l’acqua: è credenza popolare che porti sfortuna. Si può invece brindare con qualsiasi bevanda e con qualsiasi tipologia di vino. Naturalmente, è vietato anche brindare con un bicchiere vuoto e alla propria salute perché si commetterebbe il peccato capitale della superbia. 

2 MAI COL BOTTO

Quando per brindare si stappa una bottiglia di bollicine, il botto, seppur per molti sia sinonimo di festa, non è elegante. La bottiglia di spumante, al contrario, andrebbe aperta facendole fare un sospiro, un rumore simile a un bacio discreto.

3 MEGLIO A INIZIO PASTO

Anche se in privato è possibile rendere omaggio al festeggiato proponendo un brindisi al momento del dolce, la norma vorrebbe che lo si facesse prima di cominciare a mangiare. Spetta al padrone di casa proporre il brindisi, dopo di che il resto dei commensali è libero di portare in alto i propri bicchieri e pronunciare qualche parola (anche se quest’abitudine è più americana). 

 

4 CI SI ALZA IN PIEDI

Chi propone il brindisi, se è seduto, si deve alzare in piedi. Quindi attira l’attenzione dei commensali schiarendosi la voce o dicendo qualcosa con decisione, senza urlare. Attenzione, picchiettare il bicchiere con una posata non è elegante. Ora, porta in alto il bicchiere con la mano destra, indicando il destinatario (o i destinatari) del brindisi, poi lo riabbassa e  pronuncia qualche parola di augurio o di elogio. Se il brindisi è in onore di un festeggiato, quest’ultimo, se è seduto, non si deve alzare. Solo una volta terminato il discorso, si alza, solleva il bicchiere e ringrazia sorridendo. 

5 OCCHI NEGLI OCCHI

Mentre negli Stati Uniti i bicchieri non si toccano, in Italia il brindisi si suggella facendo tintinnare i bicchieri. Si picchia delicatamente il bordo del proprio bicchiere contro l'altro, guardando dritto negli occhi la persona o le persone con cui si condivide il brindisi. Lo si fa per dimostrare che l’augurio è sincero. Dopodiché, si deve assolutamente bere un sorso di vino, altrimenti, si dice, porta sfortuna. Mai cominciare a bere prima di aver brindato, o prima della fine del brindisi. 

 

Asti Spumante

Nome e Cognome

Asti Spumante DOCG

Soprannome Asti.

Residenza (Zona di produzione)

La prima delimitazione della zona di produzione dell’Asti risale al 1932. Comprende 45 Comuni della provincia di Asti, Cuneo ed Alessandria.

Età Di norma pochi mesi, anche se non mancano alcuni casi di invecchiamento più lungo. 

Segni particolari Asti spumante e Moscato d’Asti, pur facendo parte della medesima denominazione Asti ed essendo ambedue espressioni di Moscato bianco, sono due vini diversi: il primo è uno spumante, il secondo no. 

L’Asti spumante è prodotto solo con uve di Moscato bianco, un vitigno antico proveniente dal bacino orientale del Mediterraneo, coltivato in Piemonte già nel Cinquecento. Nel 1865 arrivò Carlo Gancia: apprese le tecniche di spumantizzazione dallo Champagne e decise di provare ad applicarle nella sua azienda di vini a Canelli, ottenendo un prodotto dolce e poco alcolico che a quel tempo venne denominato Moscato Champagne. Il successo del vino fu eclatante e in breve tempo molte cantine dell’astigiano cominciarono a produrre il nuovo vino.

Note degustative 100% Moscato Bianco, il colore è giallo paglierino con lievi riflessi dorati. La spuma è fine, persistente. 

Esperienza di gusto Al naso sprigiona un caratteristico profumo aromatico, piacevole e delicato. In bocca è dolce ed equilibrato, molto morbido e piacevole, decisamente poco tannico. 

Abbinamenti con il cibo Essendo amabile e quindi con un moderato contenuto alcolico, è adatto a essere abbinato con frutta e dolci, a fine pasto.

Temperatura di servizio

6-8 gradi. 

Il bicchiere giusto

Coppa Asti o, in alternativa,
la flûte. 


“LA DOCCIA DI CHAMPAGNE L’occasione è speciale e volete imitare i piloti di Formula1? Allora seguite queste semplici indicazioni. Per prima cosa, meglio se la bottiglia è a una temperatura di 10-12 gradi. Togliete la capsula, allentate la gabbia, quindi impugnate la bottiglia tenendo il fondo con la mano sinistra e il collo con la mano destra, il cui pollice terrà ferma la gabbia con il tappo. A questo punto, agitatela con tutta l’energia che avete in corpo, senza cercare di controllare la fuoriuscita del tappo: le 6 atmosfere di pressione contenute della bottiglia potranno così riversarsi appieno all’esterno. Non abbiate paura di innaffiare come si deve i vostri ospiti: non solo lo Champagne non macchia ma, durante i festeggiamenti, porta anche fortuna!”

A&O consiglia

CIN CIN! Il brindisi è suggellato non solo dal tintinnio dei bicchieri, ma anche da una parola specifica, che in Italia è cin cin. Cin cin ha origini cinesi: deriva infatti da qǐng qǐng (ch’ing ch’ing), che significa “prego, prego”, promosso nell’uso anche per la somiglianza onomatopeica con il suono prodotto dal battere due bicchieri tra loro. Usato tra i marinai di Canton come forma di saluto cordiale ma scherzoso, fu poi esportato nei porti europei. Ma ogni paese ha la sua parola: GERMANIA, AUSTRIA: Prosit o prost. Questo era anche il brindisi dei Romani (dal verbo prodesse, che significa “che ti sia di vantaggio”) Belgio: Op uw gezonheid (alla salute) BRASILE: Saude, Viva (salute, viva) DANIMARCA: Skål! (evviva) FRANCIA: Santé! (salute) FILIPPINE: Mabuhay (viva) FINLANDIA: Kippis (evviva) GALLES: Iechyd da (salute) OLANDA: Proost GRAN BRETAGNA: Cheers (evviva) GIAPPONE: Kampai. ATTENZIONE, mai dire cin cin in Giappone: il suono del nostro brindisi, infatti, significa una parola che designa l’organo genitale maschile. ROMANIA: ¡Noroc! (evviva) Russia: Na zdorovje (salute) VIETNAM: Dô (auguri)

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