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Il trionfo della vite nel giardino della Toscana

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Toscana e sinonimo di storia, arte, cultura, tradizione, bellezza, gastronomia ed enologia che appartengono al mito, in Italia e in Europa.

Toscana e sinonimo di storia, arte, cultura, tradizione, bellezza, gastronomia ed enologia che appartengono al mito, in Italia e in Europa. Nell'immaginario collettivo la Toscana e la regione italiana che ha meglio sviluppato la sua vocazione turistica e amministrato un grande patrimonio che i secoli le hanno tramandato. Il resto lo ha fatto madre natura. Affacciata sul mare e chiusa dai contrafforti dell'Appennino, la Toscana puo vantare un territorio collinare ad altissima vocazione per la coltivazione della vite e dell'ulivo. Conformazione geografica, clima e composizione del terreno ne fanno un contesto pressoché perfetto per consentire alle due piu antiche colture italiane di differenziarsi ed esprimersi al meglio per mezzo di sfumature che esaltano le tipicita locali. La Toscana e un giardino dove trionfano la vite e l'ulivo.
Sulla costa un caleidoscopio di profumi
Rappresenta ad un tempo tradizione e novita. Partendo dalla provincia di Massa Carrara il primo piacevolissimo incontro e con il Vermentino di Luni, un bianco che proprio in questo territorio si esprime al massimo della qualita. Cosi come avviene in Lucchesia per gli ottimi vitigni autoctoni delle Colline Lucchesi: bianchi e rossi in piccola produzione, tutti da scoprire ed apprezzare in un caleidoscopio di profumi e sapori. La provincia di Pisa e la sola regione della costa che "ha un piede" nella zona del Chianti mentre Terricciola e un ottimo punto di riferimento per il Sangiovese, qui piu austero che fresco e fruttato. Bolgheri e la capitale della nouvelle vague dell'enologia toscana. Dove la maturita degli impianti, i grandi vitigni internazionali (Cabernet, Syrah, Merlot), il Sangiovese ed un sapiente utilizzo del legno creano vini dove l'eleganza e la complessita seguono solo la struttura e la voglia di sfidare il tempo. Detto delle straordinarie qualita del Sangiovese di Montecucco, non resta che parlare delle isole. Elba, Giglio e Capraia stanno tornando a riscoprire i passiti, ricchi e assolati, ed in particolare l'Aleatico dell'Elba.
Gli assi nella manica della campagna
La "campagna fiorentina" ha tre assi nella manica: il Chianti della Rufina, il Pomino e il Carmignano. Il primo corrisponde al territorio collinare che segue il corso del fiume Sieve: 900 ettari a grande vocazione, terre alte e fresche che producono un Chianti molto particolare e di spiccata personalita. Il Pomino e una sottozona della Rufina dove l'enologia e quasi una sfida ai 700 metri di altezza dei vigneti. Il Carmignano e la piu piccola Docg italiana e comprende due soli Comuni. E un vino rosso le cui qualita gia vennero descritte nel 1716 da un bando di Cosimo III de' Medici. Buono il Sangiovese e molto interessante una pur piccola produzione di Pinot nero.
Il Chianti classico nel cuore della regione
I confini della zona del Chianti classico sono a nord la citta di Firenze, a sud Siena e ad ovest la valle dell'Elsa. Ad ovest. c'e l'autostrada A1. Oltre a Firenze e Siena, capitali del territorio, la zona del Chianti classico comprende otto Comuni, 70mila ettari di territorio, di cui 10mila vitati. Questo vino, secondo la tradizione, veniva prodotto col 70% di Sangiovese, ed il 15% di Canaiolo e Malvasia. Successivamente venne introdotto nell'uvaggio il Trebbiano (bacca bianca). Oggi i produttori vinificano principalmente il Sangiovese in purezza oppure associato a piccole quantita di Merlot o Cabernet Sauvignon. Le sottozone di produzione sono 7 ed il vino viene proposto in due tipologie: Riserva e Superiore.

Una regione con i numeri
La superficie agraria coltivata a uve da vino e di 62.600 ettari ai quali corrisponde una produzione di 2.772.000 ettolitri di vino. Di questi, 8 sono vini a Docg, 37 le Doc e 5 i vini ad Indicazione Geografica Tipica. In una terra cosi ricca di cultura e con paesaggio tanto straordinario, il vino non poteva stare un passo indietro. E cosi, accanto ai Chianti, al Brunello, al Sassicaia - da tempo i piu nobili e noti ambasciatori dell'eccellenza enologica toscana - oggi vive il nuovo "mito americano" dei Super Tuscan: Ornellaia, Tignanello, Solaia e Cepparello, descritti nel box di approfondimento.


Le nobili terre al sud della regione
Sono comprese in provincia di Siena (escludendo tutto cio che e Chianti classico) ed Arezzo. Nella zona di San Gimignano troveremo la roccaforte dei vini bianchi della Toscana. E la terra della Vernaccia: un vino che sta ritrovando alti livelli di espressione, personalita e classe grazie a numerosi validi interpreti.
Montalcino attira gli appassionati di enologia come il nord magnetico attira l'ago della bussola. A sud di Siena, in una delle zone piu calde della Toscana, si trova una delle aree italiane a massima vocazione enoica, dove il Sangiovese trova le condizioni ideali per esprimere il meglio del suo potenziale. Il Brunello e un mito costruito con grande materia prima, grande sapienza in cantina e grandi capacita di fare marketing. Sinonimo di un territorio ne rappresenta il passato, il presente e molto probabilmente anche il futuro. Poco ad oriente si produce il vino Nobile di Montepulciano, anch'esso figlio del Sangiovese, un rosso strutturato di qualita media molto elevata che ha la sola sfortuna di essere il vicino di casa di un nobile d'altissimo lignaggio che, inevitabilmente, crea un pur piccolo cono d'ombra. Orcia, Cortona e Aretino ospitano numerose Doc di un certo pregio e sicuro interesse: vini di buona struttura, caldi al palato e ricchi di particolarita e sfumature. Nella parte meridionale della provincia di Arezzo si sta affermando un ottimo Syrah: un vino di colore rosso rubino dalle sfumature violacee e dal profumo intenso e fruttato con sentori di piccoli frutti neri e spezie, tra le quali appare evidente il pepe nero.

DIMMI COSA BEVI TI DIRO COSA MANGI
Chianti
La sua struttura lo rende particolarmente adatto ai tipici piatti di terra toscani a base di carni rosse, selvaggina, pollame nobile cucinato anche in umido o con cotture prolungate.
Brunello di Montalcino
Il Brunello e gli altri grandi nobili di Montalcino, per struttura e corpo devono essere abbinati a piatti "forti": carni rosse, selvaggina, la celebre "bistecca alla Fiorentina", formaggi stagionati, salse speziate.
Vernaccia di San Gimignano
Accompagna bene antipasti e piatti di mare, primi piatti leggeri o di medio corpo. Ottimo pure con torte salate alle verdure.
Bolgheri
Il Bianco si beve giovane con piatti di pesce e formaggi freschi. Il Rosso ed il Sassicaia accompagnano carne e selvaggina.
Carmignano
Vino rosso da arrosti e da carni in genere. Si beve anche con formaggi stagionati.
Pomino
Se Bianco va accostato ad antipasti leggeri e a primi con sughi di verdura, se Rosso soprattutto con i salumi.
Vin Santo del Chianti
E un classico con i dolci tipici toscani, come cantucci alle mandorle e panforte.
Morellino di Scansano
Da gustare con salumi (meglio se di cinghiale), primi con sughi di carne e grigliate.
Vino Nobile di Montepulciano
Si abbina ai primi con il ragu, con la selvaggina e la carne allo spiedo.

Bianco Pisano di San Torpé
Di solito si sorseggia con un piatto tipico come il "caciucco", ma si puo servire anche con le minestre.


Il mito americano dei "Super Tuscan"
Dal punto di vista della definizione i "Super Tuscan" sono vini rossi prodotti in Toscana che non rispettano le tradizionali regole di preparazione della regione, ma utilizzano altri tipi d'uva, specialmente Cabernet Sauvignon, e pertanto non possono essere classificati come prodotti Docg o Doc. Il mito inizia nel 1974 con la commercializzazione della prima bottiglia di Tignanello da parte del marchese Antinori. Gran parte del successo dei "Super Tuscan" si deve al lavoro dell'enologo piemontese Giacomo Tachis, padre di un altro grande protagonista di questo mito: il Sassicaia. Ornellaia, Solaia e Cepparello sono marchi che appartengono ad una fenomenologia che non ammette mezze misure. I "Super Tuscan" si amano senza condizioni o sono oggetto di scetticismo altrettanto poderoso. Tecnicamente sono vini di grandissime caratteristiche che, pero, sono ottenuti a partire da vitigni internazionali (Cabernet Sauvignon, Syrah, Merlot, Cabernet Franc) variamente assemblati alle migliori partite di Sangiovese. Il legno e il protagonista dell'affinamento dei "Super Tuscan". La barrique diventa uno strumento che "intona" questi vini al meglio del gusto internazionale. Sono in ogni caso vini di eccezionale struttura, di corpo maestoso. Hanno un profilo organolettico estremamente complesso e ricco, amano il tempo ed essere dimenticati, purché in condizioni ottimali. Sono estremamente costosi e possono dare enormi soddisfazioni al palato raffinato e dotto. Come idea regalo sono certamente prestigiosi, ma occorre fare molta attenzione al destinatario. C'e chi, per ragioni speculari ed avverse, li considera incursioni internazionali in un'enologia, quella italiana, che non ha nulla da invidiare al mondo. Anzi. Prima di spendere anche 500 euro per una bottiglia.meglio pensare un momento ai pro e ai contro!

Curiosita - Un francese immigrato
Intorno agli anni Quaranta il marchese Mario Incisa della Rocchetta, grande esperto di cavalli, creatore della famosa razza Dormello Olgiata e appassionato di vini francesi, importo da Chateau Lafite alcuni vitigni di Cabernet Sauvignon e di Cabernet Franc. La celebre azienda di Bordeaux apparteneva all'epoca all'amico Elie de Rothschild. La decisione di piantare questi vitigni fu in parte dovuta alla somiglianza morfologica che egli aveva notato tra la zona di provenienza denominata Graves, nei pressi di Bordeaux, e quella dove avrebbe poi fatto crescere i vitigni. E fu cosi che il marchese pianto i vitigni all'interno della tenuta San Guido, nella Maremma livornese, ne ebbe grande cura e nel 1944 ottenne le prime bottiglie di Sassicaia. Il vino venne prodotto inizialmente ad esclusivo uso familiare, in controtendenza con gli standard produttivi dei tempi, che tendevano a privilegiare la quantita alla qualita. La prima annata commercializzata fu il 1968: anno eccellente per una piccola, grande rivoluzione.

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