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I bicchieri, i vestiti del vino

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Forma, dimensione, materiale: nei calici giusti, il nettare di Bacco ci regala il meglio di sé. Gli indispensabili da avere in casa e le regole per utilizzarli

Del vino si dice sia l’unico alimento che ha un’anima e per questo se ne può parlare come fosse una persona. Meglio se elegante: per il vino il vestito è il bicchiere, perciò è importante sceglierlo con cura così da valorizzarlo al meglio.

 

Questione di forma, più che di sostanza

Per gli abiti del vino, a differenza di quelli delle persone, non contano tanto i materiali con cui sono fatti, quanto la forma. Bere uno champagne costoso in un comune bicchiere di vetro da acqua lo farà sembrare pessimo. Se lo si beve in una flûte di plastica, invece, darà buone soddisfazioni.
Per questo si dice che se si fa un pic nic e non si portano i calici giusti, è meglio optare per  un vino poco costoso. Perché allora i bicchieri da vino più prestigiosi sono di cristallo? Per la lucentezza, per la trasparenza che consente la visibilità del liquido e per la pulizia. Una curiosità: il calice da degustazione come lo conosciamo oggi, liscio e trasparente, è stato inventato negli anni '50 del '900 da Klaus Riedel. Prima, i bicchieri erano colorati e intagliati. 

 

Dal bicchiere alle papille

Il diametro della bocca del bicchiere è creato appositamente per far scivolare il liquido in determinati punti della lingua e quindi su precise papille gustative. Sulla punta della lingua si trovano quelle responsabili della sensazione dolce, subito dopo, sui lati, si trova la zona che percepisce l’acido, quindi ancora più indietro quella sensibile al salato. Quest’ultima è anche quella responsabile della percezione dei tannini, sostanze chimiche appartenenti alla famiglia dei polifenoli, contenute nella buccia, nei vinaccioli (semi) del chicco d’uva (detto anche acino) e nel raspo, ovvero il rametto che tiene i grappoli attaccati ai vari rami della vite. La loro funzione è quella di conservare il vino e influire sul suo colore, mentre a livello gustativo danno l'astringenza, ovvero la sensazione di durezza e asprezza che fa contrarre le mucose della bocca. Più tannini ci sono (tipicamente nei vini giovani), più si avrà questa sensazione. 

GLI indispensabili

Esistono decine di tipologie di bicchieri per il vino ed è ovviamente impossibile averle tutte nella propria credenza di casa. Quali, allora, non possono mancare? L’ideale sarebbe avere cinque tipi di calici differenti, vediamo quali in base alla tipologia di vino. 

 

Per i rossi

Esistono oltre 1.360 uvaggi rossi al mondo, che si possono gustare in 3 tipi di bicchiere.

Il calice da Cabernet, per Cabernet e Merlot: sono gli uvaggi rossi più intensi che esistono e sono in grado di reggere le sensazioni che le papille gustative danno su tutta la lingua. Questo bicchiere  ha un diametro grande che non manda indietro la testa quando si beve, così il liquido entra in bocca su tutta la lingua. 

Il calice da Pinot, a forma di tulipano, per Pinot Nero e Nebbiolo (da cui nascono anche Barolo e Barbaresco, i notissimi vini piemontesi). Porta a mettere la punta della lingua avanti e quindi il liquido finisce sulle papille gustative che fanno percepire la dolcezza, caratteristica principale di questi vitigni. Il bicchiere a tulipano è perfetto anche per gli champagne Blanc de Noir (ottenuto da sole uve a bacca nera) e Rosé, ma non per i Blanc de Blancs.

Il calice da Syrah, per il Syrah e tutti i restanti 1360 uvaggi. La curvatura di questo bicchiere fa inclinare la testa per bere il vino: ciò consente al liquido di scendere in bocca lateralmente, esaltando le caratteristiche dei tannini. 

 

Per i bianchi

Per quanto riguarda i vini bianchi, ne esistono oltre 3.000 varietà, ma la scelta del bicchiere giusto non è difficile.

Il bicchiere da Riesling va bene per tutti i bianchi tranne per il vino bianco invecchiato in barrique, specie se si tratta di Chardonnay. Per questa tipologia di bianchi è perfetto il bicchiere Montrachet (che prende il nome da uno dei grandi vini di Francia, 100% Chardonnay invecchiato in barrique, prodotto nella Cote d'Or della Borgogna). Questo bicchiere viene molto spesso utilizzato per servire i vini rossi, ma è un errore perché la sua bocca è troppo grande. 

Il bicchiere da Riesling va bene anche per i vini rosati fermi.

Negroamaro

Soprannome È noto con molti altri nomi: Albese, Abruzzese, Jonico, Mangiaverde, Negro Amaro, Nero Leccese, Nigra amaru, Niuru maru, Uva Cane.

 

Residenza (Zona di produzione) È coltivato quasi esclusivamente in Puglia, in modo particolare nel Salento nelle province di Lecce, Taranto e Brindisi.

 

Età È raro che il Negroamaro venga vinificato in purezza, solitamente viene unito ad altre uve ed è la base di parecchie Doc salentine. È un vitigno versatile che può offrire profumati vini rosati, se unito a una piccola percentuale di Cabernet Sauvignon, o grandiosi rossi, che esprimono eleganza e morbidezza, fino a produrre un vino asciutto e austero, vellutato, riconoscibile per i sentori di tabacco e frutta, ideale a tutto pasto. In base a come viene “lavorato” va bevuto giovane, adolescente, adulto o maturo. 

 

Segni particolari L'origine del nome non è altro che la ripetizione della parola nero in due lingue: niger in latino e mavros in greco antico (da cui il dialettale maru). È uno dei principali vitigni dell'Italia Meridionale.

 

Note degustative Vino di un intenso colore rosso–granato, il profumo è intenso, vinoso e fruttato, con riconoscimenti di piccoli frutti a bacca nera e talvolta sentori di tabacco.

 

Esperienza di gusto Gusto pieno, amarognolo, rotondo. La struttura nei vini da Negroamaro è di buon corpo e anche il volume in alcol non è trascurabile, raggiungendo una quantità a volte superiore al 14%.

 

Abbinamenti con il cibo Vino a tutto pasto, si sposa benissimo con i ricchi piatti della tradizione del Salento come la pasta fatta in casa o le polpette al sugo, con la carne di agnello o gli "gnomerelli", involtini di frattaglie legati con budello.

 

Temperatura di servizio 15°-16 °C.

 

Il bicchiere giusto Bicchiere da Syrah.

 


“La forma della coppa di champagne si dice sia stata ispirata dal seno di Madame Pompadour, celebre amante di Luigi XV e grande appassionata di bollicine. Oggi la coppa si usa solo per gli spumanti aromatici tipo Moscato, mentre per gli spumanti metodo classico e per gli champagne francesi si usa comunemente la flûte”

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